Cara Zia Concetta

29/10/2019 0 Di Saverio_cesare


29/10/2019

Cara zia Concetta

Ti scrivo questa lettera, pur sapendo che non la leggerai, almeno non con la tu voce, non sul pianeta Terra, non qui insieme a noi. D’altronde sono sicuro che se stamattina non mi fossi svegliato con questa notizia di sicuro non sarei qui a scrivere. Scrivere di quanto tu sia stata la migliore zia nel corso degli anni, di quando io ero piccolo e insieme a mio Fratello ne combinavamo delle belle, di tutti i viaggi per l’aeroporto che abbiamo fatto insieme, di tutti gli eventi che ricordo passati insieme a te. Di sicuro non si possono raccontare tutti i 18 anni, quasi 19, di racconti, ma quelli che sono più impressi li voglio citare.

Di sicuro non avrei mai immaginato che in questi anni di università avrei mai ricevuto tale notizia riferita a te…

Non ricordo che anno fosse, ma ricordo che ero piccolo forse sotto i 12 anni. Volevo tanto come ora praticamente scrivere e avevo fatto un “libro”. Erano tre pagine, ma per un bambino che praticamente giocava, già questo era molto, così dopo averlo scritto, corsi subito da te e te lo feci vedere. L’hai letto e l’hai pure corretto, ma non mi ricordo cosa non andava bene, fatto sta che a casa mi arrabbiai e lo nascosi sotto il letto, ma questo anni dopo mi porto alla convinzione che a me piace scrivere, se anche faccio errori, questo poco m’importa perché io non sono uno scrittore, io sono un ragazzo a cui piace la scrittura, e poi il tempo per correggere manca… Anche per questo motivo poi decisi di fare “Io Contro Me Stesso” pure questo non è un libro perfetto, ma per me ha un valore, racchiudere la maggior parte del mio passato per poi ricordarlo in futuro. Come questa lettera che seppur con errori, conserverò per ricordarti, ricordare tutti i momenti passati insieme, tutte le volte che mi hai confortato come quest’estate quando mia nonna non si è sentita bene e io sono venuto alla festa a casa tua e mi hai confortato.

Come quella volta quando avevi comprato i divani nuovi e siccome non li volevi rovinati (come darti torto), ci hai detto che noi non dovevamo nemmeno guardarli e quindi con mio fratello siamo passati accanto i divani con la mano davanti gli occhi per non poterli guardare, e quando gli ospiti ci chiesero perché noi abbiamo risposto che tu non volevi che li guardassimo, e si fecero tutti una risata, non ricordo cosa fosse, natale, capodanno, o una qualsiasi festa, e si perché una delle tue capacità era il saperci riunire tutti in una stanza, per le feste, era ormai una tradizione, seppur nell’arco degli ultimi anni non accadeva più per diversi motivi, la tradizione c’era comunque e se non era per ogni festa, almeno una volta all’anno ci radunavamo, peccato che nell’ultimo raduno io non sia potuto venire. Mi dispiace infatti non ricordare quale esattamente sia stato l’ultimo raduno, l’ultima mangiata tipica siciliana, dove c’erano 300 pietanze perché c’è chi non mangia una cosa e c’è chi non mangia altro, con tutti seduti a tavolo, con la tua “mania” per la pulizia. Che sono negli ultimi 2 anni inizio a capire veramente…

Come quella volta che mia mamma mi disse che stavamo venendo a casa tua e io presi i guanti che si usano per prendere la frutta al supermercato e me li misi per non “pidiari[1]” tutti i mobili. Ricordo che ti sei messa a ridere e poi come ogni volta mi dicevi che ero “crastu”. Era il tuo modo di dirmi che mi volevi bene, era il nostro modo per giocare, eravamo noi.

Non si è mai pronti, ma prima o poi bisogna dirlo…

 

 

Addio Zia…

[1] Lasciare i segni delle mani o dei piedi nei mobili o nel pavimento appena lavato.

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